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È scaricabile il file PDF del libro ormai esaurito "Five Things", una raccolta in due volumi di poesie di Karl in inglese con traduzione italiana a fronte (a cura di Cristina Canciani).
Visto che questo libro è stato pubblicato per aiutare Karl e far conoscere il suo lavoro, chi lo scarica è gentilmente pregato di fare l’offerta minima di 3 euro cliccando sul bottone “Aggiungi al carrello” qui sotto. Tutto il ricavato andrà, come sempre, netto a Karl.

Inoltre chiunque legga pubblicamente o copi queste poesie è pregato di citarne la provenienza: (titolo della poesia), by Karl Louis Guillen, in “Five Things”, Multimage 2001


Five Things - file PDF 432 KB
Scarica il PDF ( 432 kb).


Ecco la poesia con cui Karl ha vinto il concorso di poesia organizzato dall’Istituto alberghiero “Bergese” di Genova Sestri Ponente (aprile 2007)


BENEDETTO AZZURRO
 
Al di là delle sbarre, un piccolo quadrato di polveroso plexiglas.
Mi protendo per vedere la luna attraverso l’opaca bolla,
Premendo il mio viso contro il cancello d’acciaio,
Cercando di mettere a fuoco e cogliere col mio sguardo il cerchio
Spettrale, ma esso rimane annebbiato come se
I miei occhi fossero pieni di lacrime, eppure
Non vedo la luna da cinque anni o più.
 
Nella mia nuova cella al piano di sotto, ci provo di nuovo
Ma quando mi sfrego i vecchi occhi
Li trovo umidi: confuso
Premo un dito contro le mie labbra
E sento il sapore salato del mio corpo, e così
Piango silenziosamente, provando a reprimere me stesso,
A nascondere il mio quieto scatto d’ira da coloro che
Come sanguisughe gioirebbero della mia sofferenza e del mio dolore
 
Ho perduto la mia occasione: si capisce
Dal cambio dei turni che è già l’alba.
E da qualche parte lassù, c’è il cielo ignoto
Che non vedo da dieci anni o più.
 
Traduzione Elisabetta Menini

(... versione in lingua originale...)


CURRICULUM POETICO
di
KARL GUILLEN

Concorso Caffè Shakerato (notizie su http://blog.libero.it/SpiraleDiPensier/2593871.html).
Karl ha partecipato con Blessed Blue ed è stato classificato primo nella categoria “poeti stranieri”.
Ha vinto un sacco di premi, che andranno presto a casa di Billie ad aspettare Karl: libri, Cd, dvd, una traghetta con il logo di “Caffè shakerato” e la scritta “1° classificato”.

Concorso Un sogno nel Cassetto 2007, 4° edizione, Alassio.
Partecipazione con la poesia Cutting away.

Concorso Un sogno nel Cassetto, Alassio, 3° edizione.
Premiazione 15 dicembre 2005,
Karl partecipò con Ice e con More: ottenne una menzione senza nessun premio; a Elisabetta fu chiesto di parlare di Karl e di leggere le poesie.

Concorso Un sogno nel Cassetto, Alassio 2° edizione.
Premiazione 26 novembre 2004.
Karl partecipò con No visit in a while: ottenne una menzione fuori concorso con vincita di un piatto di ceramica (ora a casa di Billie) e un attestato di partecipazione.

Concorso letterario Human Write 2002 indetto dalla Coalit.
Karl partecipò con Our disgrace (tratta da Five Things), arrivando terzo (http://www.coalit.org/vincitorihumanwrite02.html)


Queste sono le ultime due pagine di Il Tritacarne (ed. Multimage 1999, nella traduzione di Fiamma Lolli) scritto quando pendeva sul capo di Karl la minaccia di una condanna a morte, per fortuna scongiurata... Nel 2000 il cantante Marco Parente, trovando questa poesia su internet, l'ha musicata con Paolo Benvegnù e presentata a Firenze ad una serata contro la pena di morte; alleghiamo il file MP3 (marcoparente.mp3 - 3,1 Mb)

...Se mai dovesse arrivarvi alle orecchie la notizia dell’avvenuta esecuzione di un uomo chiamato Karl Louis Guillen, e nel caso che i media non dovessero riportare le sue ultime parole, ve le lascio ora.
Immaginate di ascoltarle dalle labbra inaridite di uomo alto un metro e ottantotto, con i capelli castani e gli occhi nocciola, il colorito pallido di chi ha passato anni in isolamento in una carnagione altrimenti
dorata, che alcuni a suo tempo definirono un bel ragazzo. E ora guardate la tavola a forma di croce alla quale sono legato, le spesse strisce di cuoio che stringono i muscoli segandomi la pelle, i tubi delle endovene collegati alle braccia, gli aghi coperti dai cerotti che me li tengono fermi nelle vene, vene che fino a quel giorno erano rimaste
intatte.
Leggetele ad alta voce, così forse riuscirete a sentire me. Ho una voce normalissima, simile a quella di qualunque altro essere umano di sesso maschile: leggermente più bassa, forse, ma per il resto assolutamente normale.
Ascoltatela. Ora.


LE ULTIME PAROLE
Con queste mie parole io vi saluterò.
Non cedete alla rabbia se presto morirò:
sono morti già in tanti, gasati, avvelenati,
come animali in fila, uccisi e macellati.
Stavolta tocca a un uomo e non a un animale
ma non odiate, anzi: piangete, se fa male.

Un anno dopo l’altro han provato a piegarmi,
rinchiudendomi al buio, usando gas e armi,
lasciandomi da solo, spezzandomi le dita,
picchiandomi, umiliandomi, strappandomi la vita.

Se non sono impazzito tra sbarre ferri e mura
è perché la memoria combatte la paura.
Ho superato indenne, o quasi, quest’inferno
solo grazie all’amore di chi, dal mondo esterno,
che non ero da solo a fare questo viaggio.
Perfino adesso io vi sento qui vicino,
ma vi devo lasciare, vedete? M’incammino

verso luci abbaglianti, verso ignoti misteri.
Ricordatemi vivo, ricordatemi ieri.
Oggi mi tocca andare, da solo, sempre avanti:
ma vi porto nel cuore, lo giuro, tutti quanti.
Non vi consolo, no, dico la verità.
Sentitela nel vento, che non si ferma e va.

Ma il mio sé più segreto continuerà la lotta
anche ora che questa terrena gabbia è rotta.
Continuerò a lottare senza voce né mani,
per i giorni infiniti, per oggi e per domani.
In questa vita bella, amara, dolce, incerta
sarò quello che fui: una ferita aperta.

Crocifisso alla morte che mi dettero in terra
io, vittima innocente di questa sporca guerra
combattuta ogni notte, rinnegata ogni giorno
vi resterò vicini, farò sempre ritorno
per darvi forza come l’avete data a me.
Se non è vita questa, non so quale lo è.

Vi aspetterò: vedrete, al risveglio, al mattino
troverete un mio segno tra lenzuolo e cuscino;
quando sarete deboli, quando avrete bisogno
mi troverete al limite tra desiderio e sogno.
Guardate oltre le stelle, oltre il cielo, più in là,
e vedrete una luce che mai si spegnerà.

Sarò io che dall’alto scriverò mille storie,
sceneggiature, dialoghi, poesie, versi, memorie.
Direte: “Cos’è stato quel suono, quel fruscio?”
Non abbiate paura: guardate, sono io
che posso finalmente fare quello che voglio
seduto in mezzo al cielo, con una penna e un foglio.

(... versione in lingua originale...)

Queste saranno le ultime parole di Karl, se il governo avrà eseguito la sua condanna a morte.
Vi dico addio, amici miei. Spero con tutto il cuore che questo mio libro vi spinga ad agire contro il sistema e contro quei politici la cui ipocrisia minaccia gli ideali fondamentali della giustizia stessa. Non fatevi incantare dai discorsi vuoti dei senatori e dei presidenti degli Stati Uniti d’America, poiché non fanno l’interesse di tutti bensì esclusivamente quelli del loro partito e della loro meschina fazione politica.
Non mi permetto di parlare di politici non statunitensi, perché non conosco la loro vera identità: ma ho visto il mio presidente, Bill Clinton, camminare in piazza Tien An Men, nello stesso punto in cui 500, o 5000, o 7000 persone - uomini, donne, bambini - sono stati trucidati nel 1989 in nome della democrazia. Da quel giorno altre
trenta persone sono state giustiziate dopo processi farsa, 10.000 arrestate, altre 10.000 ferite; e oggi, a nemmeno dieci anni dal giorno del grande massacro cinese, il presidente degli Stati Uniti d’America, Bill Clinton, passeggia in piazza Tien An Men. È un’immagine che parla da sola.
Il mio nome è Karl Louis Guillen. Non dimenticatemi tra le decine e decine di altri casi, perché quando è tempo di mietere la grande mietitrice falcia tutti i germogli, anche i più innocenti...


La poesia che apre il libro e ne dà il titolo (trad. Fiamma Lolli del 2009

Per chi l'avesse persa, è on line la puntata di "Tradurre", con particolare attenzione alla poesia di Karl "Il Tritacarne" che apre il libro (e con il lancio del sito a lui dedicato). Chi voglia ascoltarla non ha che da andare su http://www.e-schooloftranslation.org/2009/07/tradurre-poesia-la-nona-puntata-di-tradurre-e-online/ e seguire le istruzioni.

IL TRITACARNE (versione ritradotta nel 2009)

È il lampo dell’arresto, accecante come un fulmine
che abbatte la vita quotidiana, la sua normalità.
È la lacerazione della carne e della mente
quando lame affilate ti forzano ad entrare
in quest’immenso deposito di regole,
di linee di condotta e di processi
sotto il controllo dei mercanti di potere.

È lo spaccarsi della carne, l’esecuzione
dell’innocenza: intanto il tritacarne
ti stritola la vita,
mentre mantelli neri stanno seduti in alto
e telecamere sono puntate in basso, altrove dalla verità
che sta oltre le menzogne e le mistificazioni.

È il sistema della giustizia, è
la fabbrica della prigione, che fa dell’uomo il suo prodotto
e il suo nemico, come se appartenesse a un’altra specie
da odiare, da ignorare, da eseguire
come una bestia in trappola, caduta
nelle complicità del comportamento umano.

È il morso che azzanna la libertà di ognuno,
il buco dal quale ricevo nutrimento,
l'isolamento – tre metri per poco più di due – nel quale vivo,
i media che non vogliono mostrare né ascoltare
qualsiasi verità che possa far vedere
il governo come un mostro da temere – o da domare.

È avere le manette tutti i giorni,
i giorni senza sole, le notti senza luna,
l’esistenza inumana,
gli estranei che mi indagano e che mi perquisiscono, ogni giorno,
è il furto delle prove, degli elenchi dei testimoni,
le false imputazioni
e il processo imminente per cui essi,
gli stessi che hanno messo in prigione un innocente,
ora vogliono giustiziarlo se sarà dichiarato colpevole.

È la gente cieca
che ascolta e che non guarda,
sente ma non aiuta.

Karl Louis Guillen tradotto da Fiamma Lolli (nuova versione)

versione precedente in Il Tritacarne, Multimage

È il flash dell’arresto
accecante come un fulmine
che abbatte la vita quotidiana, la sua normalità.

È la lacerazione della carne e della mente
quando lame affilate ti forzano ad entrare
in quest’immenso deposito di regole,
di linee di condotta e di processi
sotto controllo dei mercanti di potere.

È lo spaccarsi della carne, l’esecuzione dell’innocenza:
il tritacarne intanto schiaccia la tua vita
mentre vestiti neri stanno seduti in alto
e nere telecamere fissano verso il basso,
guardando altrove dalla verità che giace
al di là delle menzogne, oltre le interpretazioni
tutte sbagliate.

È il sistema della giustizia, è la fabbrica della prigione
che fa dell’uomo insieme il suo prodotto e il suo nemico,
come se appartenesse a un’altra specie
da odiare, da ignorare, da eseguire
come una bestia in trappola, caduta
nelle complicità del comportamento umano.

È il morso che azzanna la libertà di ognuno,
il buco dal quale ricevo pranzo e cena,
la cella d’isolamento di tre metri
per poco più di due in cui io vivo,
sono i media che non vogliono mostrare né ascoltare
qualsiasi verità che possa dare
del governo l’immagine di un mostro da temere

È avere le manette tutti i giorni,
i giorni senza sole, le notti senza luna,
l’esistenza inumana,
gli estranei che mi indagano ogni giorno
e che ogni giorno frugano il mio corpo,
è il furto delle prove, degli elenchi dei testimoni,
sono le false imputazioni,
è il processo imminente per il quale essi,
esattamente gli stessi
che hanno messo in prigione un innocente,
ora vogliono giustiziarlo se sarà dichiarato
colpevole.

È la gente cieca
che ascolta e che non guarda,
sente ma non aiuta.

(... versione in lingua originale...)